11 Aprile

Astenopia occupazionale: capire davvero il disturbo più frequente al videoterminale

Quando “occhi stanchi” non è sinonimo di diagnosi

L’astenopia è oggi uno dei disturbi più riportati in sorveglianza sanitaria. Ma definirla una “diagnosi” è fuorviante. Si tratta di un insieme di sintomi funzionali, definiti in letteratura internazionale Digital Eye Strain, consistenti in: affaticamento visivo, bruciore, secchezza, visione sfocata, cefalea, legati al carico visivo e alle condizioni di lavoro.
Le evidenze scientifiche e la Circolare INAIL n. 11 del 24 marzo 2023 confermano che l’uso dei videoterminali non provoca danni strutturali permanenti alla vista. Solo in situazioni selezionate, soprattutto in presenza di ridotto ammiccamento e microclima sfavorevole, possono emergere quadri più stabili di occhio secco. Ma la regola per il videoterminalista è quella per cui i disturbi sono transitori e reversibili.

Perché oggi l’astenopia è così comune

Presto detto. Il lavoro al videoterminale è diventato trasversale, continuo e spesso svolto in ambienti non progettati per un uso prolungato, come nel lavoro agile. Postazioni improvvisate, illuminazione inadeguata, scarsa alternanza delle attività e pause non strutturate amplificano il disagio.
I sintomi non dipendono solo dall’occhio:

  • carico accomodativo su distanze intermedie
  • riduzione dell’ammiccamento
  • instabilità del film lacrimale
  • posture mantenute a lungo
  • riflessi e abbagliamenti
  • carico cognitivo e stress

L’occhio, dunque, è spesso il punto di arrivo, ma non l’unica causa.

Il quadro normativo: cosa prevede il D.Lgs. 81/08

Il Titolo VII del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 stabilisce la sorveglianza sanitaria per chi utilizza videoterminali in modo sistematico o abituale per almeno 20 ore settimanali, al netto delle pause (art. 176). La sorveglianza sanitaria non è un atto formale: è uno strumento di prevenzione. La Circolare INAIL n. 11/2023 ribadisce che il medico competente deve raccogliere un’anamnesi mirata, valutare la significatività clinica dei disturbi e contestualizzarli nel lavoro svolto.

Il ruolo del Medico Competente: interpretare, non ratificare

L’articolo sottolinea un punto cruciale: il medico competente non è chiamato a “convalidare” un sintomo, ma a interpretarlo.
Il suo compito è:

  • distinguere disturbi transitori da condizioni che richiedono approfondimento
  • valutare il contesto ergonomico e organizzativo
  • guidare un percorso che non si limiti alla prescrizione ottica

È una funzione clinica e preventiva, non meramente certificativa.

La sequenza corretta: ergonomia → clinica → dispositivi speciali

La gestione dell’astenopia dovrebbe seguire un percorso logico e progressivo.
1. Interventi ergonomici e organizzativi
Sono spesso la soluzione più efficace:
  • regolazione della postazione
  • illuminazione adeguata
  • riduzione dei riflessi
  • alternanza delle attività
  • pause strutturate

2. Valutazione clinica mirata
Se i disturbi persistono, si rivaluta il lavoratore e, se necessario, si coinvolge lo specialista.

3. Dispositivi speciali di correzione visiva (DSCV)
Solo quando:
  • i normali occhiali non sono idonei
  • la sintomatologia è correlata al lavoro
  • la valutazione specialistica lo conferma

L’art. 176 del D.Lgs. 81/08 e la Circolare INAIL chiariscono che i normali occhiali da vista non sono DSCV. I DSCV sono lenti specifiche per la distanza intermedia (occupazionali, degressive), da prescrivere solo quando realmente necessari.

Perché l’astenopia è così fraintesa

Tre motivi principali:
  • il lavoratore cerca una soluzione immediata
  • l’azienda teme un obbligo automatico
  • il medico rischia di essere percepito come “firma” e non come clinico

In realtà, l’astenopia è un esempio perfetto di prevenzione efficace: costringe a guardare al lavoro nel suo insieme, non solo all’occhio.

Non una firma, ma un processo

L’astenopia occupazionale non si risolve con una prescrizione standard. Richiede:
  • ascolto
  • valutazione clinica
  • interventi ergonomici
  • solo in ultima istanza, dispositivi speciali

Il medico competente diventa così il perno tra prevenzione, clinica e normativa. È questo che rende la sorveglianza sanitaria realmente utile, credibile e professionale.

Fonti
- D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 – Titolo VII (Videoterminali).
- INAIL, Circolare n. 11 del 24 marzo 2023.
- Sheppard AL, Wolffsohn JS. Digital eye strain: prevalence, measurement and amelioration. Ophthalmic Physiol Opt. 2018.
- Rosenfield M. Computer vision syndrome: a review. Ophthalmic Physiol Opt. 2011.
- ISO 9241 – Ergonomia dell’interazione uomo-sistema.
- Linee guida internazionali su ergonomia, illuminazione e lavoro al videoterminale (HSE, NIOSH, EU-OSHA).
- Letteratura optometrica e oftalmologica sulle lenti occupazionali/degressive per distanza intermedia.

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